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ANCE LAZIO

Case obsolete per il 55% delle famiglie italiane. Riqualificare l’esistente è d’obbligo
23 Aprile 2012 

Roma 12 aprile 2012 - Più del 55% delle famiglie italiane vive in alloggi costruiti prima del 1971, e di queste, il 15% in alloggi anteriori al 1945. Un patrimonio edilizio, quello italiano, da 4,8 miliardi di euro, ma che si caratterizza come il più “anziano” di tutti quelli dei vicini paesi europei, ponendo l’Italia in cima alla classifica europea per epoca di costruzione. Il rapporto Ance-Censis “Un piano per le città” pone al centro dell’analisi i temi fondamentali per tracciare le basi delle trasformazioni urbane. “Nella drammaticità del momento - ha affermato Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance - credo sia necessario ripartire dalle città. è necessario lanciare un piano che punti a superare questo immobilismo che, finora, ha solamente favorito abusivismo e crescita disordinata. I driver del cambio di marcia devono essere il risparmio energetico, la riqualificazione tramite programmi complessi delle periferie e la manutenzione dei fabbricati vecchi”. Il presidente di Ance Lazio Stefano Petrucci ha auspicato che presto si giunga alla definizione di un "piano per le città" nel quale gli operatori possano trovare le tanto attese disposizioni in grado di sciogliere i troppi nodi burocratici che impediscono che anche nel nostro Paese avvenga quel rinnovo del patrimonio pubblico e privato che caratterizza tutte le grandi e piccole città europee. “è essenziale - ha sottolineato Petrucci - che si rimuovano i tanti ostacoli burocratici e amministrativi che sono il vero collo di bottiglia, il vero fattore disincentivante per chi vorrebbe e potrebbe investire nelle nostre città. Senza interventi in questo ambito siamo condannati al degrado e ad un peggioramento generale delle condizioni di vita, oltre a continuare a sostenere costi energetici e di manutenzione assolutamente insostenibili".

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha mostrato apertura ad una revisione della legge urbanistica e l’accordo siglato fra Stato e Regioni nel 2009 sollecitava in effetti la previsione di incentivi per la riqualificazione urbana, ma le risposte non sono state sufficienti a causa della mancanza reale di efficaci strumenti e agevolazioni .“Questa staticità va superata - ha proseguito Buzzetti - lungaggini e burocrazia alzano i costi e i valori delle aree e così si creano le vie di fuga, le pressioni, le deroghe e i via libera fuori sacco”.